Calcata, l’altra perla del Parco del Treja
venerdì, 27 novembre 2009
Forse i giovani non sanno che la strada che collega Mazzano a Calcata è stata realizzata alla fine degli anni 50 ed inaugurata nel 1960. Fino ad allora i due paesi erano raggiungibili soltanto percorrendo a scelta i due sentieri di Santa Maria e di Menicoccio-Le Rote, il primo preferito dagli abitanti di Montefalcone ed il secondo dagli abitanti di Mazzano Vecchio. Entrambi i sentieri confluivano in unico punto che è esattamente quello dove oggi è situato il ponte di legno realizzato una decina d’anni fa dall’Ente Parco del Treja. Da qui bisognava inerpicarsi su per l’irta salita che conduce nella piazzetta antistante l’entrata al borgo medievale.
Eppure, nonostante la mancanza di collegamenti, i rapporti tra i due paesi sono sempre stati molto intensi: matrimoni, comparanze, affari, amicizie, partite di palllone: del resto entrambi i sentieri si percorrono con passo buono in una quarantina di minuti.
La prima volta che sono andato a Calcata, passando per il sentiero di Santa Maria, avrò avuto più o meno 10 anni. Andavamo insieme ad una frotta di ragazzi e ragazzini a vedere una partita di calcio tra la nostra squadra e quella calcatese. Ricordo beno lo stupore che provai scorgendo all’improvviso questo paese arroccato sopra un tamburo di tufo, che sembrava tagliato su misura. Chi ha fatto il percorso conosce bene questa sensazione: dallo stretto sentiero coperto di vegetazione si esce all’improvviso all’aperto sulla spianata di Santa Maria e ci si trova davanti ai ruderi del santuario con alle spalle l’imponente bastione medievale e sulla destra l’antico borgo di Calcata. Soltanto dopo aver fatto alcuni passi ci si accorge che tra il pianoro di Santa Maria e Calcata c’è la profonda forra dove scorre il Treja.
Una volta in fondo alla valle bisognava attraversare il Treja su un ponticello (molto approssimativo) fatto con travi di ferro e assi di legno e affrontare l’ultimo tratto della strada: l’irta salita mozzafiato (nel senso letterale del termine) che porta nella piazza antistante l’entrata al borgo (foto n.2), evitando accuratamente la gragnuola di sassi che venivano lanciati dagli antagonisti ragazzini calcatesi.
Sulla piazza c’era l’osteria della Zoppa, esattamente quella che si vede in questa copertina del L.P. intitolato “I Canti della Naja” cantati dal Coro di Monte Cauriol, che vede come interpreti sei falsi soldati (da sinistra, sconosciuto calcatese, Peppe Compagno (ovvero il sottoscritto), Carlo Sarnà (ovvero Carlo Della Porta), Er vecchio (ovvero Alberto Travisi), Pellegrini Fiore e Fraffallo’ (ovvero Gino Pucciarmati). Accadde che il prof. Petitti (un poliedrico professore di tecnica), che faceva qualche servizio fotografico per la RCA, ci coinvolse in questa comparsata che fu organizzata in un paio d’ore. Trovammo le divise da amici congedati da poco (comunque un pò recalcitranti a questo prestito – potenza dell’orgoglio patrio), e individuammo la location (siamo, credo, nel 1963) nell’osteria di Calcata, una delle ultime ad aver conservato il fascino, l’atmosfera (e gli odori) dell’antica osteria.
Che ve ne pare di questa bella veduta del borgo di Calcata? Siamo nel 1975 o 76 (come per le altre due foto b&n) e vorrei far notare la bellezza dei tetti, privi degli orpelli delle antenne, l’assenza di auto, e la “pulizia” della campagna circostante là verso Mazzano, ora “inquinata” da diverse costruzioni. Insomma un borgo antico, inquadrato perfettamente nella sua cornice di semplicità e pulizia.
1 commento a “Calcata, l’altra perla del Parco del Treja”
Puoi lasciare un commento, sottoscrivere il feed RSS o inviare un trackback.



un ciao e un ringraziamento per destare in me ogni volta che leggo alcuni commenti e notizie, dei ricordi che ovviamente non posso condividere con persone che poco sanno del nostro recente/antico passato! Io non avendo molto senso di orientamento mi iscrissi al WWF , per poter fare passeggiate ed escursioni sia in quel di Monte Gelato che nelle campagne circostanti La Valle del Treja . – Una domenica mattina, per andare da Mazzano a Calcata a piedi. (Penso fosse intorno la fine degli anni 60 ) con il pulman scendemmo a Monte Gelato- e dopo una pausa caffè al mitico locale di Giorgio – incominciammo ad entrare a far parte della natura circostante e a trascorrere ore bellissime in quei paesaggi incantevolmente diversi nel giro di pochissime centinaia di metri. Ricordo di aver incontrato li un amico di Mazzano -ormai passato ad altra vita – che vedendomi scendere dal pulman mi disse: Arrabbiete si proprio matto…… mo l’amici te li porti pure cò lo purman !!!! trovai difficoltà a spegargli che non erano miei amici e che si trattava di persone che avevano il desiderio di passeggiare e nutrirsi di tutte le splendide emozioni che la natura poteva farci provare!! ripreso il pulman ci avviammo verso Mazzano. Parcheggiammo al ” DOPOLAVORO” e incominciammo a scendere verso il centro storico. Io arrivato sotto casa di mia nonna Gisetta, salii un attimo per salutarla, e lei con un so rriso mi disse di far salire “gli amici ” che ci avrebbe offerto una speghettata!!! Dissi allora che eravamo circa 40 persone e ricordo la frase ” e la fresca de nonna – e chi me la dà la pasta pè ffà magnà tutta ssa gende!! ” Tale è l’episodio che mi è ritornato in mente pensando a quando per raggiunere Calcata era un viaggio,prima che venisse inaugurata la strada Mazzano -Calcata . grazie mitico Peppe!!